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AMARCORD - ROBOCOP

Autore: Mauro Corbetta @ Lunedì, 01 Aprile, 2013
Categorie: Amarcord Videoludico



In parte uomo, in parte macchina. Amo questo film, figlio di un tempo senza computer grafica, senza inutili effetti speciali. Quel tipo di film che ogni volta che lo guardi ti lascia sempre soddisfatto.

Dopo avervi parlato del primo film dell'uomo di latta, e aver giustamente bypassato i due pessimi seguiti, che ne dite di un amarcord dei due giochi ad esso dedicati?
 


Ci siamo appena lasciati dietro i duelli di Barbarian, anche se ho promesso, l'ultima e finisco, mentre rimetto mano alla scatola dei giochi top per il fidato C64, ecco che un'altra bella confezione ti strizza l'occhio.
Avete presente quel piccolo dettaglio che vi è scappato e ora è li che fa aggrottare la fronte in cerca di risposta?
 
 
Fatto sta che mentre stavo a riguardare la scatoletta di Robocop, mi salta solo ora all'occhio che le foto usate come screenshot, sono quelle del coin-op, che non centra molto con il gioco della Ocean.
 
Invero al tempo era pratica comune fare queste sporche, eppure sarà che a me il gioco per il "biscottone" mi è sempre piaciuto un sacco, e non so come sia successo, la cassetta si è infilata da sola nel datassette.

Load. Press play on tape. Fregato di nuovo. Dai, ancora una e smetto. Parola.
Uscito nel 1989, è un classico tie-in. Ricordo di averlo consumato, e devo dire che ha retto bene la prova del tempo, dopo quattro ore di spara-cammina-salta, e innumerevoli, inutili, tentativi di andarmene a letto e piantarlo li, sono arrivato alla fine.
Grafica niente male per un 8 bit, sprite un po' piccolo ma apprezzo sopratutto le animazioni, e che audio, proprio quello che ti aspetti dal sid, il tema del film bellamente riproposto, e perfino qualche grezza voce digitalizzata.
 
Nei 9 livelli del gioco si ripercorre tutta la storia, si parte dal primo giro di pattuglia nelle vesti di androide, c'è il livello dove salvare la donna dal punk in un tiro al bersaglio, l'ambientazione negli archivi della polizia dove Robo scopre le identità di chi gli ha fatto il culo da umano, il massacro nella fabbrica di droga dove si nasconde Boddicker, il primo scontro con ED209 nei palazzi della OCP dove ha la peggio, la famosa ambientazione nella vecchia fabbrica abbandonata, e per finire si torna nei palazzi della OCP per chiudere i conti.
Forse a ripensarci un filo ripetitivo, forse io non faccio testo essendo un fan della Lattina, ma come allora mi ha lasciato soddisfatto. Come il film.

Potrei anche concludere qui, questo amarcord, ma avete presente quelle foto del coin-op appiccicate furbescamente sulla confezione?
Io il coin-op lo visto anni dopo la versione per C64, e dalle foto e dal bell'articolo su CVG, ricordo che mi aspettavo molto. Ma chissà perché ora proprio non mi ricordo granché, e non è buon segno.

Ok, mandiamo avanti il timer, saltiamo la ricerca di quasi tre mesi alla ricerca della jamma, che magari ci facciamo un post prossimamente. Certo potevo usare il mame, ma sapete come la penso no? Un fottuto convintissimo retrogamer.
Detto fatto, al primo giorno di vacanza, monto la jamma di Robocop nel mio cabinato, e ho iniziato il massacro digitale.

Graficamente superlativo, qua Robo è lucentemente metallico, pesante e agile come nella pellicola (ironico), sprite disegnato egregiamente e bello grosso (rispetto a quello C64, ma nel mondo arcade si è visto di meglio), la sua fidata Beretta 93R modificata fa la sua porca figura.
Certo il motore grafico è il solito usato dalla Data-East (vedi Dragon Ninja) ma fa il suo lavoro... un classico arcade action difficile, dannatamente difficile, che se il cab non era mio ci lasciavo dentro il mio stipendio in monetine.

A parte questo, pur essendo diverso dalla controparte per C64, anche qua si spara-cammina-salta in uno schema che segue anch'esso, bene o male, la storia del film, forse in questo coin-op della Data-East manca un po di ispirazione.

C'è chi, come detto, lo troverà monotono, ma ciò non toglie che entrambi hanno quel gameplay dal fascino grezzo e primitivo, in grado di appiccicarti allo schermo per ore, e di lasciarti alla fine con stampato addosso quel sorriso soddisfatto.

Mauro Corbetta

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