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AMARCORD - AMSTRAD

Autore: Mauro Corbetta @ Mercoledì, 10 Aprile, 2013
Categorie: Amarcord Videoludico



Come per molti miei coetanei, l'interesse per il videogame si è sviluppato negli anni '80, un periodo d'oro grazie a molte società produttrici di hardware. I loro computer ci hanno aperto le porte a nuovi mondi virtuali, sia in campo ludico e lavorativo. Oggi gran parte di queste società sono sparite, ma il loro lascito vive ancora, grazie alla vasta comunità retrogamers.

Su Approdo, il blog dove il tempo si è fermato, abbiamo parlato di tanti videogiochi, in piccoli Amarcord, e con lo stesso spirito, non troppo tecnico e un po scanzonato, iniziamo una serie di post sui sistemi in vaga negli anni 70/80/90.
 

Per questo Amarcord ci spostiamo nella frizzante Inghilterra dei primi anni ottanta, e facciamo conoscenza di un eccellente - e si dice spietato - uomo d'affari, Alan M. Sugar. Siamo in un periodo dove il mercato inglese era dominato da Sinclair - ZX80, ZX81 e soprattutto ZX Spectrum - e da Oric. Alan fiutò le potenzialità degli home computer e creò in breve la sua società: naque Amstrad - acronimo per Alan Michael Sugar Trading -.
 
Iniziò così il duro lavoro di progettazione, che si concretizzò con il CPC 464 - acronimo di Color Personal Computer -. L'obiettivo era dare all'utenza qualcosa di alternativo rispetto alla concorrenza, sopratutto migliorando i punti deboli dei computer rivali.
Aveva una bella tastiera rigida che si contrapponeva a quelli a membrana in voga in quegli anni, ma soprattutto si distinse per il fatto che incorporava già un registratore a cassette, non servivano costosi accessori, con il CPC 464 potevi iniziare subito ad usarlo.

Il passo falso che né limito molto il meritato successo, era il costoso bundle proposto: computer e monitor andavano per forza acquistati insieme, con la sola scelta di optare per il monitor a fosfori verdi o quello a colori. Amstrad corse ai ripari, dando in un secondo momento la possibilità di scegliete solo il CPC, ma ormai il danno aveva fatto perdere troppo terreno, a tutto vantaggio della concorrenza.
 
E giunti fino a qua snoccioliamo le caratteristiche, il 464 era basato sul popolare Z80 a 8bit, affiancato da 64kb di RAM e una ROM di 48kb che includeva anche il basic.
La parte grafica era evoluta rispetto ai sistemi con cui si scontrava - rivaleggiava addirittura con il Commodore 64, che però veniva meglio programmato e vantava audio superiore - e prevedeva quattro modalità: solo testo a 80 colonne per 25 linee, 160x200 a 16 colori, 320x200 a 4 colori e 640x200 a 2 colori, quest'ultima pensata per abbinarsi al monitor a fosfori verdi, per un uso più professionale.
 
Fortunatamente i videogiochi non mancarono, purtroppo però il CPC 464 non venne sfruttato sempre a dovere, le produzioni delle maggiori etichette come Ocean, US Gold e Image convertivano i titoli da ZX Spectrum. Pur non essendo brutti, avevano assurdamente le limitazioni grafiche dei computer Sinclair. Solo più avanti si iniziò a vedere produzioni degne di questo computer, ma tutto questo face perdere altra popolarità al computer Amstrad.
 
Per porvi rimedio - nel 1985 - affiancarono al 464 altri due modelli, chiamati CPC 664 e CPC 6128. Il 664 era uguale al vecchio 464 ma anziché montare il datassette aveva un pionieristico lettore Floppy Disc da tre pollici. Ottima idea ma il formato fuori standard non aiutò molto. Infine il 6128 era uguale al 664 ma con più memoria, ben 128kb.
Tutta la gamma venne commercializzata in tutta Europa - ma non altrove - sia con il marchio Amstrad sia con il marchio tedesco Schneider. Comunque gli unici paesi in cui il sistema ebbe successo oltre in patria, furono Germania, Spagna e Francia. In Italia non riscosse molto successo per via del forte ritardo di distribuzione e per lo strapotere del C64.
 
Al culmine del successo della seria CPC, per aumentare la copertura sul settore informatico, Amstrad rilevò da Sir Clive Sinclair l'omonima ditta di computer, ormai morente. Con questo marchio produsse nuove versioni dello Spectrum - tra cui lo Spectrum 3+ , dotandolo anch'esso 128kb e disk drive integrato - ma ormai era tecnologia datata, di scarso interesse, fu un flop totale e il marchio Sinclair sparì per sempre.
 
Si tentò allora, come altre ditte di hardware, di ripiegare sui una linea di PC IBM compatibili, nonostante le vendite altalenanti, Amstrad nel 1987 riuscì a produrre una serie potenzia di CPC, chiamata CPC+. Non erano delle nuove macchine, ma la vecchia gamma con miglioramenti grafici e sonori e ovviamente una design più moderno.
Pensate per inserirsi nel mercato fiorente dei nuovi computer - lo scenario vedeva il lento decadere del C64 e la nascita di Amiga e Atari ST, e il rinato mercato console - i modello furono 3: CPC464+, CPC6128+ e la corrispettiva versione console GX4000. Il risultato fu scontato, non avevano le carte in regola per competere con i 16 bit, paradossalmente sarebbero state perfette se fossero usciti anni prima, perfetti per competere con il C64.
 
Anche peggio la console GX4000, presentata come l'unica console inglese sul mercato, venne presa a bastonate dalle potenti console giapponesi di Nintendo, Sega e Nec. Come detto era un CPC128+, che riprendeva idealmente la stessa linea, senza tastira e floppy disk, tanto meno il lettore a cassette, e non avendo neanche la rom basic, non era possibile aggiungerli come optional. Al prezzo stratosferico di 99 sterline, veniva venduto con la cartuccia - compatibile anche con la serie CPC+ - Burning Rubber, prodotto dalla Ocean, uno dei pochi giochi che sfruttavano la console, e un solo joypad.
Il supporto venne solo dalle software house inglesi, più che altro vedendo nel supporto a cartucce un buon modo per combattere la pirateria - così come avvenne per il 64GS - e vennero prodotti una trentina di titoli, di livello medio, quasi tutti conversioni di coin-op e tie-in cinematografici.
Nonostante tutto il sistema fu l'ennesimo flop colossale, basti pensare che dopo pochi mesi il prezzo crollo a 10 sterline, e niente servì esportare la console in Europa, dove tra l'atro solo in Francia e Germania si vide qualche numero di vendita.
 
La divina provvidenza salvo ancora l'Amstrad grazie ai PC IBM compatibili, tra i più venduti in Europa. Capito che non c'era storia per entrare direttamente nel mercato dei videogiochi, si alleo con Sega per produrre il MegaPc, un ibrido tra un Sega Megadrive e un Pc, un accrocco simile al TeraPc prodotto in Giappone con IBM.
A differenza del successo del TeraPC giapponese, sopratutto per via del suo attraente design che ricordava un Commodore CDTV, il MegaPC fu ignorato, anche se l'hardware pc era di buon livello, processori 386 e 486, l'estetica da semplice clone pc affossò tutto. Prodotto solo in Inghilterra, causa anche il mercato dei cloni PC in espansione, Amstrad iniziò a perdere colpi ed accumulare debiti.
 
Da qui a poco Amstrad annunciò una riorganizzazione che la fece uscire dal mercato informatico, tranne con una flebile speranza per un sistema CD-I compatibile, ma alla fine fu tagliato anch'esso, e sembra che non venne neanche prodotto un prototipo.
 
Oggi di Amstrad esiste soltanto il nome, niente a che vedere con la ditta di Sugar e il suo sogno CPC. Sogno che vive - e torniamo all'introduzione del post - nel cuore di irriducibili retrogamer, la comunità Amstrad è attiva più che mai.

Oggi se volete riscoprire questi sistemi, oltre alla completa emulazione, i prezzi dei sistemi in ottimo stato, si aggirano intorno alle 80/100 euro, molto difficili da trovare le scatole dei bundle con monitor. Anche il GX4000 si sta rivalutando, travarli tutti comunque non è difficilissimo, e rappresentano una piccola perla in qualunque collezione di retro-computer.
 
Mauro Corbetta
 
 
Amstrad CPC 464, con CTM644 monitor a colori
 
Amstrard CPC 464
 
Amstard CPC 664
 
Amstrard PPC 512

Un Floppy da 3 pollici
 
Alcune schermate di giochi Amstrard CPC
 
 
 
 

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