Inizialmente pensata per puntare dritto al cuore degli appassionati, come aveva fatto l'affascinante E-Type negli anni '60, la XJ220 è stata realizzata dal geniale Jim Randle, ingegnere capo della Jaguar.
Come motore si scelse di montare una nuova generazione di motori V12 di ben 6,2 litri con doppio albero a camme in testa a quattro valvole per cilindro.
Per la Jaguar esporla al Motor Show di Birmingham nel 1988, rappresentò uno sforzo enorme, ma l'egregio lavoro di carrozzeria fatto da Keith Helfet ripagò alla grande, l'unico aggettivo che si può usare per la silhouette dell'auto è favoloso. Enormi e bellissime portelloni apribili ad ali di gabbiano, quattro ruote motrici, sospensioni raffinate adattabili e per l'allora un innovativo impianto frenante antibloccaggio.
A causa dell'acquisizione della Ford l'anno seguente portarono dei cambiamenti, perdendo purtroppo tutte queste raffinatezze, facendola avvicinare a uno standard più grezzo e americano, la "versione rivisitata", che apparve al Salone di Tokyo nel 1991, montava un motore sottodimensionato a un V6 da 3,5 litri di derivazione Ford Cosworth con doppio turbocompressore.
Nonostante fino all'evento della McLaren F1 fu l'auto da strada più veloce del mondo, ma non fu mai l'auto che avrebbe dovuto essere.
A me piace ricordarla come era presentata all'inizio, un progetto stupendo, tra i tanti nel mio archivio vi propongo questa lettura, un articolo di Quattroruote d'epoca.


