"Ti chiedo scusa, devo andare,
da qualche parte stanno commettendo un delitto."
Con questa frase molti ricordano l'icona pop RoboCop, pellicola di fantascienza cult degli anni '80 vincitore di un Oscar, alla regia troviamo Paul Verhoeven (Starship Troopers - fanteria dello spazio, 1997), mentre nei panni metallici il bravo attore Peter Weller.
"Benvenuto all'inferno" - così i nuovi colleghi salutano il poliziotto Murphy, e mettono noi nella giusta prospettiva del mondo in cui è ambientato il film.
La storia si svolge in un futuro non troppo lontano, la criminalità ha trasformato la città pressoché invivibile, trasferito da un tranquillo distretto di polizia nel famigerato Metro South di Ditroit, linea di confine con l'inferno. Nei pochi minuti in cui vediamo l'uomo che era RoboCop, è chiaro il classico modello di eroe americano, per far colpo sul figlio ogni mattina comincia ad allenarsi con la pistola, imitando la gestura di una famosa serie televisiva.
"Le figure modello sono importanti per un ragazzo" spiega alla collega Lewis (Nancy Allen). Peccato che la vita non è un film (tanto meno dentro a un film), e appena sceso nell'infernale Detroit Murphy fa una gran brutta fine, un una delle scene più crude e violente mai viste, viene crivellato di colpi, un vero massacro, tanto da venir censurato nei passaggi nelle tv locali.
Per sua fortuna, la scienza medica della OCP, la società che paga e dirige la polizia come fosse un'impresa economica, costruisce sui resti di Murphy una macchina quasi invulnerabile, una metamorfosi che porterà via buona parte della sua memoria.
La storia prosegue con la faida scatenata con RoboCop nella caccia dei suoi aguzzini, narrato con grande perizia, in una storia in doppia chiave di lettura, con una critica ai media molto implicita, anche se spesso la violenza di alcune scene la mette in secondo piano.
Vero fulcro quindi non è tanto la crociata di RoboCop contro il crimine, quanto piuttosto gli intrighi della OCP e il rapporta che nasce tra l'uomo imprigionato dentro la macchina e la sua partner Lewis: sotto la superficie metallica del suo corpo, nello spettacolare scenario delle rovine industriali, RoboCop vive un dramma assolutamente classico e umano, non sa chi è ed è alla ricerca delle sue origini e identità.
"RoboCop è un personaggio affascinante. E' il modo in lavora, analizza e fa le cose a dare all'avventura un ritmo serrato, dalla prima inquadratura all'ultimo istante brutale."
Così giudica la rivista Variety, una analisi che mi è sempre piaciuta, ma RoboCop non è solo questo, sono proprio i dettagli apparentemente secondari a fare del film un classico della fantascienza.




