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VIGAMUS - IL MUSEO DEL VIDEOGIOCO DI ROMA - INAUGURAZIONE

Autore: Mauro Corbetta @ Martedì, 23 Ottobre, 2012
Categorie: Eventi



 Tema caldo quello di oggi, dopo tanta attesa, finalmente il Vigamus, il museo del videogioco, è una realtà. Tanto si è detto e scritto, nel bene e nel male, tante le aspettative, e prima di dilungarmi in questo lungo post, scritto a due mani con Andrea Pastore del progetto DVG, ve lo dico già: dal punto di vista di un appassionato è un bel progetto riuscito ma con qualche lacuna.  

L’ESPOSIZIONE
Il primo contatto con il Vigamus è l’esposizione, si inizia dalla piccola reception, dove è anche possibile acquistare libri e gadget. Da segnalare il bel catalogo, dove sono riportati tutti i pezzi del museo, e vari testi che illustrato il progetto, il primo di una linea editoriale che si amplierà con il tempo, la location si apre con una serie di stanze collegate tra loro. Molto curata e d’impatto, si trova nel centro di Roma e per la mia esperienza della seconda volta nella capitale sono riuscito a raggiungerlo facilmente sia con i mezzi sia in auto
 
Lo spazio espositivo è ricavato in un’ ampio seminterrato, a numeri sono 1000mq dichiarati, che sembrano tanti, ma nel numero ci stanno anche, oltre all’esposizione, gli uffici, la grande sala conferenze (che sarà comunque attrezzata a spazio espositivo quando non vi saranno conferenze od eventi), un’aula attrezzata per la didattica (dove verranno effettuati corsi, master con l’Università di Tor Vergata, e Cinecittà), un bar (non ancora attivo all’inaugurazione) e la sala interattiva.
Forse è proprio l’esposizione a risentire la mancanza di uno spazio più ampio, si sta strettini (ma come detto quando non ci saranno conferenze, la sala verrà adibita a esposizione), ma dalle mie fonti segrete, mi dicono che ci sono altri locali che verranno usati.
 
Premesso che a differenza di quanto si legge in giro, l’arco temporale che ripercorre la storia del videogioco nel Vigamus, si focalizza tra il 1958-1985, con alcuni pezzi fondamentali dopo quella data. A mio giudizio, non sono tanti, ma parlando con lo staff, mi è stato sottolineato, che è una scelta ben precisa, non una mancanza, potendo sfruttare la collezione di Game Collection (che conta oltre 2.000 pezzi), si è cercato un equilibrio tra spazio a disposizione e volontà di non ammassare pezzi in poco spazio.
 
Ad ogni modo coprono tutta la linea temporale e se da un lato sono esposti pezzi davvero pregiati e rari, come i Master Disk di Doom con relative autografi, uno splendido esemplare di Magnavox Odyssey, con delle belle teche tematiche dedicate ai game designer più noti, dall’altra parte non posso non far notare alcune mancanze che gli appassionati hanno subito notato. Capisco che non ha senso mettere mezzo mondo in mostra, che crea solo confusione (anzi ho apprezzato la disposizione ordinata), ma ad esempio un ZX Spectrum e un Amstrad CPC 464 non poteva mancare. Non è una critica, ma si è sentita la mancanza di qualche vetrina espositiva in più, che spero (e credo) verrà colmata, quando lo spazio lo consentirà.
 
Il percorso è accompagnato da tabelloni, che trattano la storia del videogioco, e sono ottimi, in due lingue, ma purtroppo nelle vetrinette non ci sono didascalie, solo il nome della macchina. Ancora una volta, parlando con lo staff, più che una mancanza, è una scelta, si è preferito lasciare le spiegazioni a una visita guidata. Il mio pensiero resta comunque che una via di mezzo non sarebbe male. Io sono uno dell’ambiente, e non mi serve, ma mia Moglie non sapendo nulla, si trovava a guardare solo dei pezzi di plastica. Speriamo che vengano inseriti, oltre a esser utili, valorizzano il contenuto della teca, e potrebbero esser spunto di maggior intrattenimento. Ci sono comunque i pannelli che spiegano in modo molto dettagliato cosa si sta guardando, coadiuvati anche dai monitor che mostrano giochi anche di epoca più recente o settoriale (come le avventure della Lucas).
 
LA SALA INTERATTIVA
Questa sala, concepita per mostrare in rapida successione l’evoluzione del videogioco, dà la possibilità di provare con mano quest’idea. A soldoni è una bella idea, nell’esposizione vedi l’hardware, le console, qua si dovrebbe provare cosa sono capaci questa macchine, e far provare i giochi, l’unico modo di provare una cosa che altrimenti resta solo astratta.
Allo stato attuale però è incompleta ed è la parte che meno mi piaciuta del museo. Sono presenti un Calcio Balilla, un Juke-box, carina come idea ma portano via spazio e centrano poco, apprezzati invece i cabinati da bar (con giochi poco noti, speriamo in una selezione migliore in futuro) e un bel Flipper, che ci sta eccome. Una nota ancora per i cabinati, un vero peccato per quelli non funzionanti, Final Lap avrebbe spaccato. La situazione dovrebbe comunque migliorare con l’arrivo dal Giappone, una rarità, il cabinato originale di Space Invaders.
Grave mancanza l’assenza di postazioni gioco di vecchie consolle e computer, come qualche Megadrive o Nes o piuttosto un Amiga a caso. Anche qua, chiedendo spiegazioni, è stata una scelta difficile, sempre dettata sia dallo spazio disponibile, sia dalla mole di gente prevista, al loro mantenimento e sicurezza (essendo il Museo aperto 6 giorni su 7), si è preferito posticipare queste postazioni, probabilmente verranno messe nella saletta dove era ospitato Tennis For Two.
 
LA SALA CONFERENZE
Quest’ampia sala adibita alle conferenze, è quella che più mi è piaciuta. Tanti piccoli dettagli la impreziosivano, ad esempio il soffitto che riprendeva il gioco Tetris, bellissimi ritratti di famosi personaggi che hanno fatto la storia dei videogiochi adornavano le pareti. I posti a sedere mi sono sembrati più che sufficienti, però l’audio nelle ultime file non era un granché, ma credo sia solo un inconveniente dovuto alla mancanza di tempo. Tra le conference mitica quella di Dino Dini, mi son perso quella di Martin Hollis, per fortuna verranno messi online al più presto.
 
IL RESTO
Per quest’inaugurazione, in una saletta molto coreografica, secondo me poco valorizzata, era presente una ricostruzione fedele all’originale di Tennis For Two su oscilloscopio e una sua versione moderna, giocabile con Kinect su grande schermo.
Come già detto poco valorizzata, perché lì nessuno spiegava l’importanza di questa ricostruzione, dato che la persona incaricata era straniera; un vero peccato perché questo gioco era disponibile solo all’inaugurazione e non so a cosa sarà adibita poi questa sala (probabilmente alle postazioni gioco). Sarebbe bastato anche un bel cartellone che spiegava l’importanza e la rarità dal pezzo.
 
La penultima sezione del museo, è uno spazio che Vigamus mette a disposizione, per un periodo di tre mesi a chi ne fa richiesta, e per il primo giro è presente Milestone che presenta il videogioco WRC3, attraverso diverse consolle disposte in comode colonne di prova e addirittura una postazione completa di sedile e volante.
 
L’ultima tappa del tour, prevede una galleria che illustra le tecniche videoludiche applicate alla scienza: in questo caso ad alcuni teschi di ominide esposti in bacheca, sono stati ricreati su tela i loro presunti volti, utilizzando il software z-paint.
Non so se questa sezione dell’esposizione è permanente o sarà a rotazione, comunque ho avuto l’impressione che sia stata molto snobbata, un po’ un peccato, certo è stata mutuata da una precedente esposizione, ma piuttosto che lasciarla nel limbo, è carina come idea per chiudere il museo.
 
CONCLUSIONI DI MAURO
Ed eccomi giunto alle conclusioni, prima di lasciarvi alle foto e alle considerazioni di Andrea Pastore del DVG, che mi ha accompagnato in questo visita. Il progetto, come detto a inizio post, è valido, ci sono tante idee, le persone competenti, e passione.
 
La parte migliore del progetto è la capacità di fare da polo attrattivo per noi appassionati, un punto di ritrovo e le premesse per una community di appassionati ci sono tutte. L’opportunità della sala conferenze, non è da sottovalutare.
E vero che ci sono molte realtà che periodicamente si propongono con manifestazioni ed eventi, ma il Vigamus è un progetto in pianta stabile, se uno ha “fame” di videogiochi, e non ci sono eventi in giro, ora ha una meta.
L’esposizione è valida sotto il profilo dei pezzi presenti, ma ce, secondo me, ancora da lavorare, per completarla e renderla accessibile alla gente comune, resto comunque un ottimo inizio. La sala interattiva, invece per ora è bocciata, si salvano i cabinati, ma fino a quando non ci saranno console e computer con i grandi giochi del passato, è incompleta.
 
Bella l’idea della sala a prestito, l’intenzione di Vigamus e portare tutti coloro che vorranno presentare in anteprima un gioco, a noi viene in tasca che finalmente avremo modo di provare con mano i videogame più attesi mesi prima dell’uscita ufficiale.
 
L’incognita: per l’inaugurazione era tutto gratis, ma dopo sono otto euro, un prezzo non popolare, molto molto alto, anche se a dover di cronaca il Computerspiele di Berlino pratica gli stessi prezzi, personalmente lo sborserei solo se in contemporanea con qualche bella conferenza o un evento particolare. Speriamo che in futuro ci siano degli sconti, capisco che il tutto ha un costo, penso che a tutti piaccia una bella area pulita ed attrezzata a modo, ma davvero, otto euro sono tanti.
 
In una parola, promosso con qualche piccola riserva, da rivedere tra qualche tempo, per vedere se mantengono le promesse :-)
 
CONCLUSIONI DI ANDREA
Perfettamente d'accordo con tutto quello che è stato detto da Mauro! Adesso finalmente il Vigamus c'è, è una realtà palpabile e certo questo sarà senza dubbio un bene per tutti noi appassionati.
Sì qualche dettaglio è da ampliare, alcune cose da rivedere, ma certo il frutto di appassionati c'è e si vede...
La sala conferenze sarà il cuore del successo di Vigamus e spero che lo staff prenda seriamente in conto la possibilità di organizzare incontri con le figure più rappresentative del settore, seminari tematici, visite guidate e fare tutto il possibile per coinvolgere più gente possibile... noi ci saremo!!!
 
 
FOTO IN MANUTENZIONE

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