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domenica 19 maggio 2013

Midnight Ramblers & Reverse Blues: bootleg degli Stones


Cari Amici Visionari ed Approdati,
buona domenica, e ben ritrovati, il post musicale di oggi è dedicato ad un fenomeno che oggi è sempre meno diffuso tra gli appassionati, complice anche l'utilizzo sempre maggiore di cellulari con video camere e youtube: parliamo del Bootleg, soffermandoci in particolare su due Bootleg dei Rolling Stones.
Il tutto nasce una sera a cena, mio padre torna a casa dal lavoro e mi dice che un suo collega gli ha prestato dei vinili degli Stones da vedere (già stavo sbavando) e mi mostra la prima stampa di Sticky Fingers, si quella progettata da Andy Wahrol con la zip che si può abbassare e la copertina oleografata di Their Satanic Majestic Request... ma la mia attenzione cade su due vinili che, invece, sono ancora più rari e introvabili, se non a prezzi da gioielleria di Via Montenapoleone a Milano: Midnight Ramblers e Reverse Blues, due bootleg realizzati negli anni '70 dai fan degli Stones, addirittura uno è stato realizzato stando attaccati direttamente allo stage Mixer, per cui probabilmente realizzato dall'ingegnere del suono stesso e presumibilmente pronto per essere immesso come release ufficiale.
Ma andiamo per gradi... Cosa è un bootleg? In pratica è una registrazione pirata fatta durante un concerto di un gruppo e da questo non riconosciuto all'interno della propria discografia.
Ci sono molti casi di Bootlegs nel mondo del rock, i Dick's Pick's dei Grateful Dead che sono stata addirittura comprati dalla band californiana e da questa pubblicati (quindi sono diventati a tutti gli effetti ufficiali), molte registrazioni di Frank Zappa, i Metallica oggi grazie ai Bootlegs dei fan stanno facendo soldi vendendoli, come autorizzati ufficialmente da loro stessi, sul loro sito web.


Come dicevo però le registrazioni sopracitate degli Stones sono album rarissimi, quando li si trova si deve sborsare una fortuna, per cui... vista l'occasione ho riattivato il masterizzatore CD audio Marantz e via di copia, come si faceva una volta con le cassette quando un amico ci prestava l'ultimo album della nostra band preferita... che sensazione di tornare indietro nel tempo!! saranno stati almeno 10 anni che non facevo un CD da un LP, e non ricordo quasi neanche quando è stata l'ultima volta che ho copiato un vinile in musicassetta... credo che la mia età fosse ancora ad una cifra!
Innanzitutto per me estrarre un vinile dalla sua copertina, pulirlo e metterlo a girare sulla piastra ha un gusto che neanche estrarre un CD e metterlo nel lettore ha, la puntina scende delicatamente sul vinile e il suo caratteristico "plop" annuncia che la musica sta per incominciare: 20 minuti di musica in sequenza, senza grandi possibilità di avanzare o saltare le tracce, per non rovinare il prezioso supporto e la puntina, un modo per gustare la musica. Il suono caldo, avvolgente, a volte polveroso e gracchiante, ma così vivo e così poco artificiale come invece è il CD o peggio ancora l'MP3.
I dischi tenuti in maniera maniacale, sono perfetti, come se fossero appena usciti dal negozio di dischi, una passata velocissima con l'apposita spazzola per rimuovere la polvere e questa macchina del tempo mi riporta nel '69 quando gli Stones erano 5 ragazzi di circa 25 anni, sognatori di un mondo fatto di libertà, di amore e fratellanza (non erano hippie, l'unica prova che hanno fatto a fare i figli dei fiori è finita in modo direi quasi ridicolo in LP, loro sono sempre stati più Rythm and Blues, di quello sporco, quello che affonda le proprie radici nelle melmose acque del Delta del Mississippi).
L'audio sicuramente non è quello pulito di una registrazione in studio, ma sicuramente è un'ottima testimonianza di cosa fossero gli Stones all'apice della propria carriera, sicuramente non il gruppo che, pur di vendere l'ultimo singolo, ricorre alla concessione dei diritti su di esso per l'utilizzo in una pubblicità di una nota compagnia telefonica...
Le registrazioni di questi quattro preziosi vinili spaziano l'arco di un decennio dal '69 al '78 e testimoniano nei primi 6 lati la forza di questa band unica al mondo, anche per longevità.
La bellezza in particolare del 3° LP (il primo di Reverse Blues) che ci testimonia i concerti del 1973 a Bruxelles e a Wembley è qualcosa di impressionante, ha una qualità quasi da album live ufficiale e si sentono dei Rolling Stones davvero in palla, Mick Taylor con la sua chitarra blues è qualcosa di impressionante per tecnica e bravura, Keith Richards che spara "scoglionato" i suoi riff di chitarra dalla telecaster accordata aperta, Mick Jagger che canta a squarciagola (e in alcuni momenti si sente) le canzoni, Charlie Watts che batte come un orologio svizzero il tempo con la sua batteria, e Bill Wyman che fa pulsare il suo basso, che formazione, che invidia per chi ha potuto ammirarli dal vivo.
Come vi raccontavo ho registrato il tutto in CD, per poter avere queste meraviglie nella mia discoteca, perché il pregio di un Bootleg non sta nel fatto che il gruppo sia perfetto, non stecchi nel cantare o sbagli una nota, ma sta nella testimonianza più vera di come una band suona realmente dal vivo, senza ritocchi in studio.
Un Bootleg è una testimonianza storica di qualcosa a cui oggi non possiamo più assistere e ci permette di cogliere cosa rende tanto speciale una band che cavalca i palchi da 50 anni, che cosa li fa durare tanto, che cosa li rende unici: forse gli ultimi superstiti di un genere che oggi si è evoluto in qualcos'altro, quasi come dei fossili viventi che ci abbiano trasmesso quello che dopo di loro non sarà più presente sulla faccia della terra: quell' R&B maledetto, sporco, polveroso, melmoso e perverso che dal Mississippi si è inchiodato nelle chitarre degli Stones, di Eric Clapton e di John Mayall e una volta andati loro e gli ultimi bluesmen, ci rimarrà solo la testimonianza discografica di questa musica così profonda da toccare le corde più profonde dell'anima e da essa tirarne fuori le emozioni, il dolore e la sofferenza, la gioia e la felicità di vivere.
Questo post lo dedico e lo scrivo per dire grazie alla persona che gentilmente ha prestato a mio papà dei  vinili tanto belli, quanto rari e che grazie a lui ora possono stare in versione "casalinga" in 4 CD nella mia discoteca ed essere ascoltati senza che si rovinino: Grazie Mille :)
A presto carissimi Amici con nuove recensioni
Stay Tuned
Gio

venerdì 17 maggio 2013

Amarcord - oltre il Game Boy

Oggi il vostro Corby vi porta in un viaggio, fatto di ricordi patinati, nel piccolo mondo delle console portatili, di quelle che hanno sfidato il Nintendo Gameboy. Anche se nessuno ha mai scalzato il Re, quando guardo le scatole ammucchiate in un angolo dell'armadio, provo ammirazione in ognuno di loro, benché sia una storia di sconfitte, hanno tutti da raccontare una bella storia. Non è una guida, ne tanto meno una lista completa, ma sono solo quelle che mi sono legato di più, quelle che ogni tanto mi strappano ancora una partitella.


Atari Lynx (1989-1994)
L'Atari acquistò i diritti di questo piccolo gioiello dalla Epyx - pochi lo sanno, se svela in parte l'origine del suo nome - che ne aveva realizzato il progetto, ma non era mai riuscita a produrlo a causa della mancanza di fondi.
L'Atari Lynx è stata la prima console portatile dotata di uno schermo a colori, e tra quelle che vi presento, la più potente. Sfortunatamente la ridotta durata delle batterie - meno di 4 ore - e le dimensioni non proprio contenute non hanno permesso a questa console di affermarsi, nonostante il buon numero di titoli validi e ben realizzati.
Degna di nota l'incredibile retroilluminazione, che permetteva di giocare tranquillamente anche in totale assenza di fonti di luce.

Generazione: 16-bit
Processore: "Suzy" 16-bit custom CMOS chip a 16Mhz - "Micky" MOS 65C02 fino a 4Mhz - 4 canali sonori 8-bit DAC per ogni canale
RAM: 128k
Risoluzione: 160x128 palette di colori a 12-bit con 16 colori simultaneamente su schermo
Controlli: Digital Pad + 2 pulsanti (con la possibilità di ruotare i controlli per i mancini)
Supporto: Cartuccie
Data di lancio: Settembre 1989
Upgrades: ComLynx per collegare fra loro fino fino a quattro Lynx per partite multiplayer - Link Cable (prototipo) per il collegamento alla console Atari Jaguar.


SEGA GAMEGEAR (1991-1996)
Da sempre in competizione con Nintendo, il Gamegear è la risposta di Sega al Gameboy, rappresenta il tentativo di affrontare la sua storica rivale anche nel campo degli heandheald. Purtroppo il tutto si è risolto in un triste fallimento. Come era successo per il Megadrive, anche la piattaforma base il Gamegear era fondamentalmente un Master System potenziato, in questo caso con una palette di colori ampliata. Il Parco titoli era la sua forza principale, potendo contare sui classici coin-op Sega, come Outrun, Space Harrier e Shinobi - e ovviamente come il Megadrive, con un adattore posticcio era possibile usare le cartuccie del Master System -.
Tre le principali cause del fallimento troviamo, anche in questo caso, la scarsa durata delle batterie - meno di due ore -, per aumentare la sua versatilità e risollevare le sorti Sega commercializzò un interessante adattore che trasformava il piccola console in un televisore portatile, ma ormai il suo destino era segnato.

Generazione: 8-bit
Processore: Z80 a 3.58 Mhz - 4 canali sonori
Ram: 64k principale - 64k video
Risoluzione: 256x192 64 colori
Controlli: Digital pad + 2 pulsanti
Supporto: Cartucce
Data di lancio: 1991
Upgrades: TV Tuner - Master Gear


Gamate
Il Gamate è stato probabilmente lo sfidante meno agguerrito per il piccolo di casa Nintendo - tanto che pochi se lo ricordano -, la causa è da ricercare nel suo pessimo progetto, dalla realizzazione appena sufficiente alle scarse prestazioni tecniche, tutto era sbagliato.
Caratterizzato da uno schermo monocramatico di bassa qualità, realizzato con materiali scadenti e supportato da giochi assolutamente da dimenticare, questo prodotto non è mai stato un pericolo per il dominio del Game Boy.

Generazione: 8-bit
Risoluzione: 128x96 4 tonalità di grigi
Controlli: Pad direzionale 8-way + 2 pulsanti
Supporto: Cartuccie



GAME.COM (1997-1999)
Il Game.com sviluppato dalla Tiger era un ottimo prodotto affossato da un pessimo marketing, piuttosto che da difetti nel progetto. Disponibile fino a una decina di anni fa in America nella versione potenziata con schermo a colori, il Game.com non ha mai rappresentato un vero concorrente per il piccolo Game boy.
Quasi sconosciuto, questo versatile handheld era supportato da una funzionale monitor monocromatico con tecnologia touch screen. Tra le funzioni più interessanti del prodotto Tiger spiicca l'agenda elettronica, la connessione a internet, oltre ovviamente a poterci giocare.
Il parco titoli, tallone d'Achille, era ridotto all'osso, si trovano titoli di qualità e particolari versioni di giochi "recenti" come Duke Nukem, Resident Evil e Sonic Collection.

Generazione: 16-bit
Sonoro: 16-bit digitalizzato
Risoluzione: sconosciuta - 256 toni di grigio
Controlli: Digital pad + 4 pulsanti + touch screen
Supporto: Cartucce
Data di lancio: 1997
Upgrades: Modem esterno


Neo Geo Pocket (1999-2001)
Tra le tante mini-console caduti di fronte alla forza commerciale del Game Boy troviamo anche prodotti assolutamente validi, tristemente penalizzati dalla precaria situazione economica delle loro case produttrici. E' questo il caso del Neo Geo Pocket, piccoo gioiello tecnologico della SNK, fallito solo a causa della mancanza di risorse economiche della casa di Kink of Fighter.
Inizialmente disponibile unicamente con lo schermo monocromatico, venne in seguito affiancato da quello a colori, si presentava con un raffinato design compatto e una resa grafica davvero ottima. La presenza di un buon numero di titoli - realizzati principalmente dalla stessa SNK, la possibilità di collegarlo al Sega Dreamcast, e la presenza di un bios evoluto che includeva anche una funzionale agenda, questo piccolo portatile, insime al Wonderswan di Bandai, sono stati i concorrenti ideali per il Game Boy di Nintendo.

Generazione: 16-bit
Processore: Toshiba TLCS-900H
Sonoro: Z80 8-bit
Ram: 16kb
Risoluzione: 256x256 146 colori selezionabili tra 4096
Controlli: Pad direzionale microswitch 8 way + 2 pulsanti
Supporto: Cartucce
Data di lancio: 1998
Upgrades: Cavo link per la connessione Sega Dreamcast


WONDERSWAN (1999-2003)
Il piccolo capolovoro di Bandai non ha riscosso il successo meritato a causa degli enormi problemi di distribuzioneche ne hanno di fatto impedito un vero sbarco in Occidente, se non tramite gli scomodi canali paralleli. Come per il Neo Geo Poket, la mancanza di fondi e la scarsa fiducia degli sviluppatori - salvo rari casi come la Squaresoft - hanno ostacolato quello che da molti era condiserato il più temibile concorrente per il Game Boy Color.
Particolarmente interessante la possibilità, ripresa in parte dal Lynx, di giocare impugrando la console orizzontalmente o verticalmente, a seconda delle esigenze dei titoli provati. Disponibile anche inquesto caso, solo in bianco e nero, solo in seguito venne dotato di uno schermo a colori molto valido, e imprezziosito dalla possibilità di giocare in rete tramite il telefono cellulare.
Il Wonderswan rappresenta uno dei più eclatanti esempi di prodotti falliti per problemi di marketing. La presenza di un gra numero di titoli interessanti mostra chiaramente quanto questa console sia stata sottovalutata e qanto avrebbe meritato di approdare in Occidente.

Generazione: 8-bit
Processore: CPU a 3.072Mhz 4 canali di audio digitali
Ram: 512k VRAM/WRAM (condivisa)
Risoluzione: 224x144 241 colori selezionati tra 4096
Controlli: 2 digital pad + 2 pulsanti
Upgrades: Handy Sonar


TURBOEXPRESS - PC ENGITEN GT (1990-1995)
Era appena uscito in Giappone il Nes della Nintendo, quando la Nec lanciò a sua volta sul mercato la console di nuova generazione PC Engine. Nonostante la CPU non fosse molto più potente di quella della console Nintendo, il prodotto Nec era in grado di produrre grafica a 256 colori contemporamente su schermo, afforndo spettacoli visivi molto appaganti. La sua superiorità fu tale che presto venne dotato del primo lettore cd, acquisendo così la capità di riprodurre splendide colonne sonore e splendidi full motion video.
Il Turboexpress altro non è che una versione portatile di tale meraviglia, caratterizzato da un lcd a metrice attiva, con la stessa capacità grafica da capogiro, è stato per diversi anni il portatile più avanzato tecnologicamente.
Ovviamente un simile risultato era a scapito delle batterie, 3 pile alcalina duravano poco più di tre ore di gioco. Il parco titoli era enorme, assicurato anche con la retrocompatibiltà con la console casalinga, ma il solito problema energetico e il pessimo marketing della Nec - annichilita da Sega e Nintendo - hanno decretato la fine di questa splendida console portatile.

Generazione: 16-bit
Processore: HuC6280 a 7.2Mhz
Suono: Stereo 10-lyr audio system
Ram: 64kb
Risoluzione: 256x256 con 256 colori si schermo selezionabili da una palette di 512
Controlli: Digital Pad + 2 pulsanti
Supporto: HuCard - Turbo Chip



E siamo giunti alla fine di questo altro lungo post, come detto, non ne una lista esauriente ne una guida, solo quelle piccole meraviglie che sono scivolate nelle mie mani nel corso del tempo... magari se i click saranno buoni, potrebbe scapparci una seconda parte.

Mauro Corbetta

giovedì 16 maggio 2013

Alfa Romeo 145

Cari Amici, dai pochi post avrete intuito che la mia connessione ancora latita, anche se vedo soddisfatto che il post sul Mercatino di Marzaglia a spaccato, con oltre 800 visite. Per colmare un altro po' questi giorni di vuoto, oggi vi propongo un post cumulativo sull'Alfa Romeo 145.
Era da tempo che queste scansioni giacevano sul mio hd, vuoi che non sono modelli particolari, vuoi che non è un'auto che proprio a tanti fan, fatto sta che io forse me ne prendo una, e quindi vi beccate questo megapost :)



Il progetto Alfa Romeo 145 faceva parte del rinnovamento di gamma dei primi anni '90, proseguendo sulla scia della 155, primo esempio concreto di nuova Alfa Romeo "sinergica" sviluppata con componenti del gruppo Fiat, andava a sostituire la gloriosa 33.

Presentata nel 1994, la 145 è una due volumi a tre porte - ed evoluta nella 146, tre volumi e mezzo a quattro porte - con una struttura comune ai due modelli, è chiaramente un ibrido, pensata per poter usare sia i vecchi motori della gamma ex-Alfasud - motori a cilindri contrapposti disposti longitudinalmente - sia quelli delle altre compatte del gruppo - i classici quattro cilindri in linea disposti trasversalmente -.

Quest'ultima soluzione viene subito adottata per le versioni diesel - motore Fiat - e successivamente estesa ai moderni Twin Spark Alfa Romeo.

Presentata al Motor Show di Bologna, non riscosse inizialmente un buon riscontro, ma la validità del progetto, e la splendida versione quadrifoglio, seppero comunque ritagliarsi una fetta di appassionati.

Tra i pregi ci sono o motori potenti e l'ottima maneggevolezza, tra i difetti mai risolti il cambio appena sufficiente e l'insonorizzazione dell'abitacolo. I puristi delle Alfa Romeo criticarono molto la 145 anche per l'impostazione di guida troppo Fiat, si sta comodi ma non è di sicuro sportivo.

Mauro Corbetta

- Download PDF - Alfa Romeo 145 1.4 TS 16v
- Download PDF - Alfa Romeo 145 1.6 Boxer
- Download PDF - Alfa Romeo 145 1.7 16V

- Abbiamo già parlato dell'Alfa Romeo 145 2.0 Quadrifoglio, si la prima serie in questo post, sia la versione restyling in quest'altro post.









martedì 14 maggio 2013

IL MERCATINO di Marzaglia - 49°edizione - fotografie di una bella giornata...

Marzaglia Marzaglia, a ripensare alla domenica appena passata, mi prende un po' di tristezza, che sia passata così in fretta. Partiti da Bergamo alle 7.00, giusto una tappa veloce per colazione, e già alle 8.30 eravamo sul posto.

Il Mercatino al solito era bello grosso e ben disposto, benché di retro-carabattole informatiche non si sia visto poi molto, a parte la solita caterva di C64, le chicche non sono mancate, e a riempire il bagagliaio dell'auto di mio fratello - che per fortuna si è offerto volontario per scarrozzare il sottoscritto e la mia Signora, nonché l'amico Giorgio - è finito un Atari ST, un Amiga 1200, un Megadrive ammerigano, una caterva di riviste e libri e anche un proiettore dell Benq - spacciato per funzionante ma guercio da un lato, mannaggia - tutto comunque a prezzi bassi e ragionevoli. La prossima volta, giuro, che lascio a casa tutti, come sempre ho dovuto rinunciare a qualcosa per mancanza di spazio.

Non mi lamento insomma ;) se ci fosse stato più spazio in auto, avrei preso anche un paio di "Mele", ma il semaforo che si è preso mio fratello ha messo in crisi la povera Fiesta.

Niente altro da dire, la compagnia era ottima, è sempre un piacere rivedere tanti amici e anche il tempo ha fatto il bravo, anche se ci ha accolto un cielo plumbeo che prometteva tanta acqua, meno male che poi la situazione è migliorata, e il mito che vuole che al Mercatino di Marzaglia non pieve mai, è stato ancora confermato ;)

Basta parlare, ora spazio alle foto!

Mauro Corbetta